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I Film che "non esistono": TOTOFRANKENSTEIN (a cura di Giuseppe Cozzolino)

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  Inauguriamo questa nuova divertente rubrica in cui proviamo ad immaginarci trame, cast ed immagini di film del Principe che non sono mai stati girati (ma che ci piacerebbe che esistessero).  Personaggi e Interpreti:   ANTONIO FRANCHETTI: Totò VICTOR FRANKENSTEIN III: Boris Karloff IGOR, ASSISTENTE DI VICTOR: Aroldo Tieri ELSA FRANKENSTEIN, FIGLIA ADOTTIVA DI VICTOR: Tamara Lees IL MOSTRO: Glen Strange CAMILLO, AMICO DI ANTONIO: Mario Castellani SILVIA, FIDANZATA DI ANTONIO: Isa Barzizza COMMISSARIO ROCK: Luigi Pavese AGENTE CACCAVALE: Carlo Croccolo Regia:  Carlo Ludovico Bragaglia Soggetto e Sceneggiatura:  Metz e Marchesi (con la collaborazione di Giuseppe Cozzolino)   TRAMA 1946, Germania Foresta Nera, Un gruppo di paesani da fuoco al castello misterioso. Al suo interno uno scienziato ed il suo assistente deforme hanno già preparato la fuga nei sotterranei del castello per raggiungere   poi un aereo che li porterà in Italia. 1950, Napoli. An...

IL REGISTA LUCIO FULCI RICORDA TOTO' (Parte 1)

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Il brano che segue e' tratto da "Totò" di Franca Faldini e Goffredo Fofi (novembre 1987) presente su www.antoniodecurtis.com Più che di Ponti: Totò a colori, bisognerebbe parlare di Ferrania: Totò a colori. Fu fatto infatti coi soldi della Ferrania, che pagò la pellicola del primo film italiano a colori a scopo promozionale. I primi giorni venne un ingegnere della Ferrania a dirci: " Guardate, le lenzuola devono essere azzurre, i riflettori devono stare là sopra ", tant'è vero che fu il famoso giorno in cui la parrucca di Totò cominciò a fumare. " Ma come mai le lenzuola devono essere azzurre? ", noi " Non vi preccupate, vedrete ", lui. E infatti in proiezione le lenzuola vennero azzurre. Nello sketch del vagone letto, io dovevo fare uno dello scompartimento accanto, che batte contro la parete perché non vuol sentire rumori. In realtà, io dovevo battere quando mi accorgevo che Totò allungava troppo certe cose, perché non si ricor...

UN RICORDO DI MARIO CASTELLANI

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"N on è possibile spiegare Totò. Le faccio un esempio. Totò ha speso un patrimonio perché gli fossero riconosciuti i suoi titoli nobiliari di principe bizantino. Quello della nobiltà era un tasto che non si poteva toccare con lui. Guai, poi, a mettere in dubbio la sua legittima discendenza dall'imperatore Costantino. Eppure, più di una volta, l'ho sorpreso mentre si prendeva cordialmente in giro. Di regola, questo accadeva dopo lo spettacolo, quando si liberava dei panni del comico snodabile e diventava il principe di Bisanzio. Esattamente, lo sfottò scattava in quei pochi minuti in cui non era più Totò ma non era ancora rientrato del tutto nei panni del principe. (. . .) Si metteva davanti allo specchio con una faccia serissima e rimaneva per un lungo istante a contemplarsi. Poi, tutto d'un colpo, faceva uno sberleffo alla propria immagine ed esclamava: « Ehi, signor principe, è inutile che si dia tante arie e snobbi il povero Totò: si ricordi che è Totò che dà da ...